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Alessitimia, quando Le Emozioni “Non hanno Voce” – come Leggerlo dalla Scrittura

Il termine alessitimia, letteralmente mancanza di parole per le emozioni, è un costrutto piuttosto recente, nato circa trent’anni fa grazie al lavoro di Sifnoes, clinico che studiò per primo questa particolare costellazione di caratteristiche psicologiche.

E’ noto che il grafologo, non può e non deve emettere alcuna diagnosi, ma è pur vero che, all’interno di un’equipe di clinici, può essere di grande aiuto, poiché in grado di ravvisare nella scrittura  dinamiche intrapsichiche, meccanismi di difesa in atto, nonché eventuali blocchi emotivi, spesso fonte di disagio.

La sua figura quindi si rivela utile soprattutto in campo prognostico, grazie alla sua capacità di osservare attentamente la scrittura cogliendone eventuali risorse e capacità di recupero, monitorando così il paziente, nel corso della sua evoluzione- guarigione, o involuzione – peggioramento ,e in maniera non invasiva, poter dare in questo senso un enorme contributo.

L’idea di uno studio grafologico sull’alessitimia è nata poiché non esiste a tutt’oggi una letteratura del settore che abbia approfondito il tema cogliendone le correlazioni grafologiche, nonostante l’alessitimia abbia una ricca letteratura medica-psichiatrica a dispetto della sua classificazione psicologica piuttosto recente.

Interessante è in tal senso lo studio condotto dall’Università di Catania, sezione psichiatria dal titolo “Alessitimia e psicopatologia” a cura di Grimaldi di Terresena Liria, De grandi M. , Inga F., Cristofolini M ., dove si evince che, l’Alessitimia, impedendo la libera espressione delle emozioni, rappresenta il substrato ideale all’origine di malattie ti tipo psico-somatico e non solo.

Nella prima parte di questo breve studio, si cercherà di illustrare le caratteristiche dell’Alessitimia cercando poi, in un secondo momento, di affiancare a queste, eventuali correlazioni grafologiche, tratte dallo studio  mirato su alcuni casi clinici, diagnosticati attraverso la scala Tas-20, test universalmente accettato dalla comunità scientifica internazionale.

Ma procediamo per gradi, spiegando innanzitutto, a quanti non fossero informati in merito, che cos’è  l’alessitimia.

L’alessitimia è un disturbo della regolazione degli affetti. Le persone alessitimiche hanno difficoltà a comunicare verbalmente agli altri il proprio disagio emotivo e non riescono ad usare le altre persone come fonti di conforto, di tranquillità e di feedback, di aiuto alla regolazione dello stress. La scarsità della vita immaginativa, inoltre, limita la loro possibilità di modulare l’ansia e le altre emozioni negative attraverso i ricordi, le fantasie, i sogni ad occhi aperti, il gioco ecc. L’incapacità di verbalizzare le proprie emozioni non va considerata come una difficoltà di tipo esclusivamente espressivo ma come una vera e propria limitazione nella possibilità di elaborare le emozioni e di costruire un proprio mondo interiore.

Strumenti diagnostici

La ricerca sul costrutto di alessitimia ha compiuto notevoli progressi nell’ultimo decennio e ha generato un rinnovato interesse per l’interazione fra emozioni, salute e malattie. L’incremento delle ricerche e dell’interesse per questo costrutto può essere attribuito in gran parte allo sviluppo della scala autosomministrata Toronto Alexithymia Scale (TAS), attorno alla metà degli anni ’80, e alla sua versione di 20 item (TAS-20), presentata nel 1994.

Questo test ,somministrato sotto forma di questionario, è articolato in tre fattori , ad ognuno dei quali viene attribuito un punteggio che orienta poi il clinico nella sua diagnosi. I tre fattori sono:

  • difficoltà di identificare i sentimenti e di distinguerli dalle sensazioni corporee;
  • difficoltà nel descrivere e comunicare emozioni e sentimenti alle altre persone, nonché di riconoscere le emozioni altrui;
  • stile cognitivo orientato verso l’esterno.

Prima di queste scale, la ricerca empirica sull’alessitimia era limitata dalla mancanza di metodi affidabili e validi per la valutazione del costrutto. La TAS-20, in particolare, ha fornito un metro comune, affidabile e valido per misurare l’alessitimia, il che ha contribuito significativamente alla raccolta uniforme e sistematica di dati confrontabili fra i vari studi.

Alessitimia: possibile correlazioni grafologiche

I saggi grafici analizzati in questo studio sui quali ho cercato di stabilire delle possibili correlazioni grafologiche con il disturbo, sono scritture provenienti da pazienti alessitimiche diagnosticate attraverso tale scala.
 
Essendo purtroppo esiguo il materiale grafico su cui si concentrato lo studio è chiaro, e dichiarato in questo stesso articolo, il limite delle affermazioni grafologiche che mi auspico possano  essere convalidate in uno studio più approfondito nell’ambito di una vera ricerca. Lo studio presentato in questo articolo non pretende dunque di  esaurire la trattazione del tema o di cogliere  tutte le implicazione grafologiche possibili, ma  è semplicemente la proposta di  uno studio pilota  utile ad offrire spunti su un tema di grande interesse che merita di essere approfondito ,  a livello psichiatrico sia a livello grafologico.
 

Aspetti grafologici ricorrenti

Spazio: Il nero, ossia la traccia grafica, simbolizzante l’attività, l’azione, predomina sul bianco, che rappresenta il non detto, l’attività interiore, il pensiero orientato verso l’interno, la riflessione, come se il bianco venisse fagocitato dal nero in un’ anestesia emozionale che non trova voce se non nel corpo.
 
L ‘impaginazione è piuttosto convenzionale, segno di una diffusa dipendenza dalle convenzioni e dall’esterno in generale.
 
Forma: la forma è spesso grande, segno di avidità di contatto, di ricevere gratificazioni, e piuttosto convenzionale con  un pensiero eterodiretto, che sfugge a possibili interiorizzazioni. La zona media è ampia ma non strutturata, con diffuse disuguaglianze, segno di un Io non sempre solido, che desidera piacere e ottenere consensi come feedback per rinsaldare la propria autostima. Si nota un maggiore sviluppo della zona inferiore su quella superiore poiché, per l’alessitimico la corporeità, la materialità, come abbiamo detto, riveste un’ importanza fondamentale superiore alla vita immaginativa. Ne deriva la tendenza a comportamenti estremi che hanno come filo conduttore lo sfogo dell”emotività attraverso il corpo come i disturbi della condotta alimentare (bulimia e anoressia) ecc..
 
Movimento: il movimento è spesso impennato e regressivo, piuttosto controllato con segni regressivi e di chiusura, come arcate che mettono in risalto la volontà, per l’alessitimico, di mantenere un distacco tra sé e gli altri, segno di una sfiducia interiore verso l’altro, quasi come se l’altro non potesse essere un reale conforto capace di placare le proprie ansie e emozioni negative. L’alessitimico prova, le emozioni ma solo a livello corporeo. Ciò pone l’accento sulla loro particolare struttura cognitiva caratterizzata da una tendenza al pragmatismo e all’azione orientata verso l’esterno piuttosto che sulla vita interiore.
 
Tratto: la pressione è in genere piatta segno dell’incapacità per l’alessitimico di provare emozioni; il tratto è poco elastico, tendenzialmente ipoteso con segni di debole volontà, ma talvolta può anche essere teso, in segno di controllo emotivo.
 
Piccoli segni:
Le sindromi più spesso osservate sono quelle della dipendenza soprattutto affettiva, del convenzionalismo, del pragmatismo.
 

Psicotipologie

Freud: dal punto di vista freudiano, l’organizzazione dell’Io nell’alessitimico è di tipo orale, con segni di captazione e avidità di tipo affettivo. Ciò non toglie la possibilità che possa sussistere anche su persone che hanno un organizzazione dell’io di tipo anale.
 
Jung: sensazione e sentimento saranno le funzioni dominanti nell’alessitimico. Ne deriva un bisogno di scaricare la tensione attraverso il corpo ivi compreso l’autolesionismo; l’intuizione in molti casi come funzione arcaica e non utilizzata potrebbe interagire in maniera negativa  sulla vita cosciente con disturbi di tipo ipocondriaco. Possibile anche la predominanza della funzione pensiero, coadiuvata dalla sensazione a riprova della tendenza di tali persone ad avere una vita immaginativa piuttosto limitata.
 
Ippocrate: sanguigno, linfatico saranno i temperamenti dominanti, ma senza la possibilità di escludere un apporto di bilioso o di nervoso.
 
Le motivazioni secondo la scala di Maslow, -data l’attenzione fondamentale che il corpo riveste per questi soggetti- saranno il bisogno di appartenenza e di sicurezza; raramente si evince un bisogno di stima o di autorealizzazione, bisogni che necessitano di un certo grado di sicurezza e di anticonformismo.
 

L’applicazione grafologica sulle scritture di alcuni casi

Scrittura 1

Donna. La somministrazione della scala Tas -20 ha rilevato la presenza di alessitimia. 
 
Alessitimia e Grafologia
 
La scrittura è piuttosto convenzionale , con arcate come forma di collegamento; i numerosi segni regressivi pongono l’accento sulla diffidenza e cautela verso l’esterno della scrivente , nonostante la sua necessità  di sentirsi parte integrante dell’ambiente circostante ,come dimostra la predominanza del nero posto all’interno di uno spazio gestito con passività e convenzionalismo.
 
Il tratto non mostra segno di rivalsa o di forte volontà, ma al contrario la sua mollezza o ipotensione sembra lasciare intendere un’energia non sempre alta che va sostenuta.
 
La zona media è grande , disuguale con una zona media e inferiore predominante su quella superiore segno di attenzione al corpo e alla vita quotidiana laddove la scrivente sembra ricercare sostegno e rassicurazione.
 
Inoltre le ambivalenze diffuse, i repentini cambi di inclinazione lasciano supporre la difficoltà per la scrivente di comprendere i propri stati d’animo, attribuendo loro un nome.
 

 

Donna. Alessitimica secondo la scala tas-20.

Alessitimia e studio della scrittura

Scrittura piuttosto convenzionale, tendente al grande con disuguaglianze che tra aperture e improvvise chiusure sembra procedere con stentatezze e difficoltà. Scrittura piuttosto curva e un po’ molle nell’andatura denota un bisogno di aggrapparsi agli altri e talvolta alle convenzioni per trovare il giusto equilibrio, capace di darle quella sicurezza non sempre ben riposta. Diffusi i segni di ansia- molte lettere tendono a urtarsi tra loro- ,le cancellature, i ripassi che, insieme ai gesti di chiusura, come le arcate, denotano ansia diffusa, insicurezza, in un ambiente grafico poco armonioso, in cui predomina l’ipotensione, la mancanza di energia. Scrittura marcata dalla fase orale, pone l’accento sulla captazione, sul bisogno dell’altro come sostegno, ma anche qui le emozioni non hanno voce, se non nel corpo. 
 

Scrittura 3

Donna. Alessitimica secondo la scala tas-20. 

Alessitimia e la mancata capacità di esprimere emozioni

Scrittura dal tratto pesante e piuttosto denso, che si caratterizza per il prevalere della funzione sensazione, il che lascia presupporre anche qui un’attenzione per il corpo. Come si nota , il gesto grafico procede con rigidità, talvolta le ghirlande lasciano il posto a delle arcate piuttosto strette che insieme ai numerosi gesti regressivi pongono l’accento sulla necessità di tacere  le emozioni, tenendole in ostaggio all’interno di un corpo che richiede attenzioni costanti. Le diffuse disuguaglianze e la zona media irregolare, unita ad una forma piuttosto convenzionale tendono a far risaltare il bisogno di abbracciare le convenzioni, legandosi ad esse nel tentativo di trovare quella sicurezza non sempre così alta. Il Temperamento è bilioso- linfatico per cui predomina il controllo, anche sulle emozioni, nonché il bisogno di materialità e l’attenzione come già detto per il corpo, utilizzato spesso come portavoce delle emozioni per chi affetto da alessitimia.
 
Ringraziamenti
 
Desidero ringraziare lo psichiatra, Dott. Messina Vincenzo che, gentilmente, mi ha fornito le scritture analizzate all’interno di questa ricerca grafologica, senza le quali non avrei potuto dare inizio allo studio. Egli, attraverso  questo  gesto, ha dimostrato altresì, la sua apertura verso questa neo disciplina che, se opportunatamente utilizzata in contesti multidisciplinari, risulta essere gravida di innumerevoli applicazioni che hanno come unico filo conduttore la conoscenza dell’animo umano. 
 
 

Author:

Dott.ssa Elisabetta Longo

Grafologa Professionista, disciplinata ai sensi della legge 4/2013

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