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DSA e Difficoltà del Gesto Grafico: Traguardi Raggiunti e Risultati Attesi

DSA e Difficoltà del Gesto Grafico

Ormai da anni una legge, la 170/2010,  riconosce e disciplina i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento); come largamente risaputo, i DSA sono difficoltà selettive nella lettura,  nella scrittura (disgrafia) e  nel calcolo, che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, di adeguate opportunità sociali e relazionali, e in assenza di deficit sensoriali e neurologici. Tali disturbi, in crescente insorgenza, riguardano il 10% della popolazione in età scolare: in media dunque in ogni classe ci sono uno o due bambini con queste difficoltà. Di seguito le nostre considerazioni in merito ai DSA e difficoltà del gesto grafico, ma non solo.

Per troppo tempo, il mancato riconoscimento di tali problematiche, ha condizionato il vissuto scolastico di molti ragazzi e con questo soprattutto il loro vissuto emotivo; associandosi alle concrete difficoltà scolastiche, infelici  ed insensate etichette (svogliato, distratto, asino ecc)  attribuite da altrettanto infelici ma anche poco preparate figure nel panorama scolastico, hanno condizionato, a volte irreparabilmente, l’autostima e le ambizioni di molti alunni, futuri adulti.

Oggi come nel passato, tali disturbi oltre a rappresentare un fattore di rischio primario per la dispersione scolastica ed influire negativamente sul rendimento scolastico dell’alunno, ne impediscono un pieno e sereno inserimento all’interno della classe, compromettono lo sviluppo adeguato della personalità, provocano spesso conseguenze sul piano psicologico, sociale e lavorativo, incidendo quindi complessivamente sul ben-essere della persona con ripercussioni sullo sviluppo emotivo e sociale del bambino, a causa della perdita dell’autostima e della motivazione a studiare. 

Una recente più recente Ministeriale (CM 8/561 del 6-3-2013 – Indicazioni Operative) che contempla i DSA tra i BES (Bisogni Educativi Speciali), rafforza  l’attenzione al problema così come l’attivazione pratica di misure volte ad agevolare l’iter scolastico di ogni studente con DSA: strumenti compensativi e dispensativi, stesura di PDP (piani didattici personalizzati) si connotano come misure obbligatorie oltre che necessarie; L’art.5. comma b. della legge 170, intima alla scuola l’obbligo  di provvedere alla «introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere».

Tuttavia, nonostante il raggiungimento di questi traguardi legislativi, nella concreta applicazione della normativa, restano molte le discrepanze e con esse i risultati ancora attesi; ciò avviene principalmente su  due fronti.  

DSA e Difficoltà del Gesto Grafico

Un primo, riguarda l’applicazione delle misure compensative e dispensative nel loro reale senso originario. Facciamo chiarezza: compensare e dispensare significa fornire il bambino di strumenti e misure che permettano appunto di compensare la debolezza funzionale derivante dal disturbo, facilitando l’esecuzione dei compiti automatici (“non intelligenti”) compromessi dal disturbo specifico, proprio come un paio di occhiali  permette al miope di leggere ciò che e scritto sulla lavagna. Sono misure che, come afferma G.Stella, illustre teorico a riguardo,” non violano l’imparzialità ma al contrario mettono il bambino con DSA sullo stesso piano dei suoi compagni”.  L’obiettivo infatti non deve essere quello di privilegiare il bambino, esonerandolo o “confinandolo” dalle consuete attività didattiche, nè di “guarirlo” dal disturbo (soprattutto perchè non è ammalato!), quanto piuttosto di aiutarlo a ridurne gli effetti, predisponendo una modalità di apprendimento più adatta alle sue caratteristiche.

Un secondo fronte in termini di risultati attesi riguarda l’importanza gerarchica attribuita ad alcuni disturbi specifici rispetto ad altri; è innegabile come la dislessia, prototipo degli studi sui DSA agli inizi del 1800, sia oggi, tra i disturbi specifici dell’apprendimento, il più conosciuto e trattato. Indubbiamente grave, il condizionamento in ambito scolastico non è però l’unico disturbo gravemente condizionante.

Negli anni della formazione di ogni studente, dalla scuola primaria all’università, lettura e scrittura sono entrambe abilità strumentali di cui non si può fare a meno; per imparare si legge tanto ma si scrive altrettanto, eppure con riferimento alla mancata ed uniforme conoscenza di tutti i DSA,  sono soprattutto i disturbi attinenti la scrittura  a restare poi i meno conosciuti: non di rado molte diagnosi equivocano o confondono difficoltà del gesto grafico (la disgrafia) e disortografia accomunandole semplicisticamente a “disturbi della scrittura”.

Così come leggere bene, scrivere bene è però  importante per molteplici motivi, alcuni strettamente legati all’apprendimento, altri al benessere psicologico ed emotivo del bambino. Scrivere senza difficoltà favorisce infatti l’apprendimento in maniera trasversale in ogni materia e aumenta i risultati scolastici; migliora l’attenzione, la concentrazione, l’autocontrollo emotivo e quello motorio; consente di comunicare in modo chiaro e favorendo la motivazione allo studio, agevola conseguentemente la riuscita aumentando il senso di fiducia in sè e nelle proprie capacità.

La difficoltà del gesto grafico, che come grafologi rieducatori della scrittura ci riguarda più da vicino, purtroppo riunisce molte delle problematiche fin qui presentate, connotandosi un pò come la “cenerentola” dei DSA. Nella letteratura specifica, negli articoli specialistici, così come nei corsi di formazione dedicati, sempre pochissime sono le righe riservate alla descrizione del disturbo, esigui i test per la sua diagnosi, minimizzate le sue ripercussioni in ambito scolastico e ancora meno conosciute le tecniche e le possibilità di recupero, come l’esistenza di una figura specialistica nel settore: il grafologo rieducatore della scrittura.  

A conferma di quell’erronea interpretazione e applicazione di strumenti tecnologi da intendersi come dispensativi e compensativi, il computer resta spesso nei contesto scolastici e prima ancora come prescrizione a seguito di diagnosi da parte di molti clinici, uno strumento assolutizzato, ritenuto quasi come unico rimedio per tutti i disturbi specifici dell’apprendimento e in particolar modo per la difficoltà del gesto grafico. 

DSA e Disgrafia

L’introduzione della tecnologia informatica a scuola, l’uso di software didattici dedicati ,degli audio-libri, dei correttori automatici, costituiscono oggi sicuramente un valido aiuto nel trattamento dei DSA come nella didattica comune, ma quanto è giusto assolutizzare tale uso ed estenderlo uniformemente a tutti i disturbi come è ormai pratica comune?

La tastiera rappresenta un mezzo rapido ed efficace, soprattutto in caso di disturbi grafo-motori, ma un computer dato in dotazione ad un bambino disgrafico, è uno strumento compensativo della sua difficoltà a scrivere o una sorta di  “protesi ausiliaria” che tenta di compensare le incapacità acquisite ma va ad aumentare il senso di frustrazione e discriminazione? E’ veramente attuata la prescrizione legislativa che raccomanda per il bambino la  possibilità di essere sullo stesso piano dei compagni?

Lascio alla sensibilità di voi lettori, magari mamme e papà come i tanti che spesso me li pongono, la riflessione intorno a tali interrogativi e, ad un illustre pedagogista come F.Fabbroni, le parole per un piccolo spunto di riflessione:  “..il diario delle nostre emozioni quotidiane è scritto a penna, non al computer“.

Author:

Dott.ssa Maria Valentina D'Anna

Pedagogista, Grafologa Rieducatrice della Scrittura, Insegnante di Scuola Primaria.

Vicepresidente ArigrafMediterraneo.

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