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Quando Prevenire non Basta: La Rieducazione della Scrittura

Rieducazione della Scrittura

Nella prevenzione di tutti i disturbi grafomotori che possono turbare la scrittura, e delle difficoltà del gesto grafico (la cosiddetta disgrafia) evolutive in particolare, appaiono fondamentali l’attenzione e la cura dedicate al gesto grafico e alla sua acquisizione nelle fasi iniziali di apprendimento. Quando non basta l’intervento preventivo, entra in gioco la rieducazione della scrittura.

La disgrafia evolutiva è un disturbo specifico dell’apprendimento che riguarda la scrittura nel suo aspetto esecutivo motorio, strumentale e non, come spesso si equivoca quell’automatismo attinente il controllo ortografico e lessicale.

Il disturbo, che insorge in assenza di deficit neurologici o intellettivi, condizioni queste che ne rendono possibile la riabilitazione) si manifesta nell’evoluzione della scrittura e nel corso del suo apprendimento apportando alla stessa lentezza, fatica, illeggibilità;  questi ultimi fattori arrivano a privare spesso la scrittura di quella funzione di rappresentatività della personalità dello scrivente, bambino o adulto che la produce, e di cui la scrittura stessa è  e dovrebbe sempre essere portatrice.

Per quanto importante, purtroppo, non sempre l’utilizzo di misure preventive nell’apprendimento della scrittura, impedisce l’insorgere dei disturbi disgrafici. Ecco l’importanza della rieducazione della scrittura in presenza di disgrafia. 

Cosa fare allora quando prevenire non basta più?

Non di rado, la proposta di sostituzione del corsivo con la scrittura a mano in stampatello, o l’utilizzo del computer per compensare tali difficoltà di scrittura, seguono alla diagnosi di difficoltà del gesto grafico come unici strumenti riabilitativi, condannando implicitamente il bambino ad una penalizzante incapacità del gesto grafico. Abbandonare però un bambino disgrafico di fronte al computer costituisce, parimenti, situazione discriminante e frustrante: mentre tutti i compagni scrivono a mano egli deve ricorrere alla protesi del computer senza la quale “è perduto”.

Contrariamente a questa impostazione, la rieducazione della scrittura o “Grafoterapia”, sebbene poco conosciuta, se non in ambito grafologico, rappresenta un valida proposta riabilitativa.

Importata dalla Francia nel 2000 ma nota in altri paesi europei già dal 1960, è una tecnica che opera per sviluppare e ripristinare le abilità non ancora o non sufficientemente utilizzate dal bambino; ciò al fine di riportarlo ad una condizione di normale uso della scrittura manuale, rimuovendo l’handicap che si genera sul piano scolastico, sociale e personale e soprattutto restituendo al bambino, futuro adulto, una delle più importanti funzioni di personalità che è la scrittura manuale.

Molta e altrettanto poco conosciuta è la letteratura a riguardo: tutti gli autori, principali esperti in questo campo, quali ad esempio S. Borel-Maisonny, il gruppo di lavoro di J. Ajuriaguerra, e R. Olivaux, ideatore della tecnica rieducativa  stessa,  si ritrovano su comuni punti di convergenza: un primo punto  è il concetto secondo cui tale tecnica riguarda: “la ripresa di una educazione del gesto grafico che era insufficiente o del tutto assente”1. Un altro punto di vista largamente condiviso dagli autori riguarda il livello specifico di ogni rieducazione: ogni difficoltà del gesto grafico ha caratteristiche peculiari, per cui richiede un esame individualizzato dei sintomi e delle cause per poter poi intervenire in maniera mirata, tarando l’intervento sulle esigenze del bambino in questione. Tali unanimi punti di convergenza tra gli autori citati sono i principi operativi cardine di ogni grafologo rieducatore della scrittura.

Principale obiettivo della rieducazione della sscrittura è infatti restituire il piacere di scrivere eliminando il pessimo rapporto con la scrittura che il bambino o l’adulto di solito interiorizzano.

La rieducazione della scrittura per tanto, come  processo creativo e individualizzato volto a ristabilire i principali presupposti essenziali ad un corretto sviluppo del gesto grafico,  per poter agire in questa direzione, consta di una doppia direzione di intervento: di decondizionamento prima, per far disimparare i gesti grafici scorretti e poco funzionali, spesso legati anche a posture e prensioni inadeguate, e di condizionamento poi, con la finalità di far acquisire nuovi apprendimenti, basati sulla consapevole gestione dei propri movimenti nello spazio grafico.

Le proposte, che intrecciandosi compongono, di seduta in seduta, il ciclo della rieducazione, sono diversificate e programmate per agire su svariate aree di intervento; per ripristinare un sano rapporto con la scrittura liberare i circuiti muscolari da tensioni e da impedimenti di carattere tonico, affettivo ed emotivo, si agisce sulla postura, sulla tenuta dello strumento grafico, sulla motricità generale e fine, sulla tonicità, sull’organizzazione spaziale e temporale; questo attraverso attività, tecniche di rilassamento, di respirazione, di tonificazione e coordinazione motoria che costituiscono così una prima macro area di interventi, attuati con l’obiettivo di ristabilire un sottofondo funzionale alla successiva riacquisizione della scrittura.

Queste attività sono presentate spesso sotto forma di proposte-ludiche più congeniali ai piccoli pazienti, principale target della rieducazione.

Al momento di rieducazione fisico muscolare,  si affianca la rieducazione del gesto, attraverso l’esercizio di Tecniche pittografiche; tali tecniche cercano di ridare al bambino la possibilità di esprimersi, di risvegliare il suo senso estetico e di manifestarlo attraverso il disegno e la pittura. Vengono proposte sotto forma di ampi tracciati liberi e continui (con pennelli, pastelli, gessetti) per consentire la libertà totale del gesto, mantenendo sempre una buona rilassatezza di fondo. Il neuropsichiatra J. De Ajuriaguerra, in particolare, insieme alla sua equipe, idea negli anni ‘60 i tracciati scivolati, pretesti per far eseguire gesti sciolti, rilassati e regolari con forme semplici per far si che il bambino si concentri sul movimento.Rieducazione della Scrittura

 
Accanto a queste, trovano poi pieno inserimento nelle sedute di rieducazione spazi per l’esercizio di Tecniche scrittografiche; elaborate da M. Auzias, sono mirate al miglioramento delle posizioni segmentarie e dei movimenti grafici, senza tuttavia affrontare direttamente la scritturano. Tra di esse le principali attività riguardano forme di prescrittura, con esercizi di grafismi progressivi da sinistra verso destra per abituare all’orientamento della scrittura; arcate e ghirlande, variamente combinate, introducono ai gesti grafici tipici del modello di scrittura in corsivo.
 
Attraverso la sistematicità e la gradualità di attività di pregrafismo sempre più complesse e precise, viene stimolata una corretta postura e prensione della matita, la coordinazione occhio-mano, per condurre il movimento grafico in modo finalizzato e controllato armonicamente, mantenendo però separata la forma dal significato. Al fine di migliorare ancora la tonicità, il senso della proporzioni, il ritmo del gesto, vengono proposti esercizi sull’alternanza e sulla gradualità crescente e decrescente di pressione, grandezza delle forme e rapidità esecutiva, associando i movimenti ad una respirazione ritmata.
 
Quando nel bambino sono stati acquisiti e assimilati gesti grafici sciolti, simili a quelli della scrittura, le forme pre-scrittorie sfociano in singole lettere o gruppi letterali affini per movimento.
 
Partendo da quest’ultimo punto, è possibile astrarre dagli studi compiuti sulla rieducazione della scrittura dei criteri metodologici generali che possano guidare la didattica del gesto grafico nelle prime fasi di apprendimento, creando un ideale ed auspicato passaggio dalla rieducazione all’educazione della scrittura.
 
Ciò con il duplice auspicio di indurre i bambini in fase di scolarizzazione a sperimentare il piacere di scrivere3; piacere che li porti ad appropriarsi gradualmente della scrittura come mezzo comunicativo ed espressivo, e a vivere la scrittura come prodotto di quel personale piacere che deriva dalla gestualità grafico espressiva.
 
Figura 1 e Figura 2: Esempi di scrittura prima e dopo un ciclo di rieducazione:

Disgrafia e Rieducazione della Scrittura

La Riecudazione della Scrittura nella Disgrafia dell'Età Evolutiva

Figura 3 – Nella figura sono presentati esercizi con arcate e ghirlande; queste sono le figure “base” che R.Olivaux propone nella sua tecnica:

Esempi di Tecniche di Rieducazione della Scrittura 

FIgura 4: Matite e penne con impugnature facilitate; questi strumenti sono abitualmente usati e consigliati nelle sedute di rieducazione:Disgrafia e Rieducazione

 

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